Il contratto di comparto firmato da Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief copre in realtà il triennio 2022-2024, quindi è già scaduto da un anno, praticamente nato morto.
Gli aumenti irrisori decorreranno nei primi mesi del 2026 aggirandosi su una media di 48€ per i docenti e 35€ per gli ATA, con un recupero inconsistente di solo il 6% rispetto a un’inflazione nel triennio 2022-2024 che si aggira sul 18%.
Da notare poi che il 60% degli “aumenti” è già stato corrisposto in busta paga come indennità di vacanza contrattuale: una mancia.
Va detto comunque che i miseri aumenti contrattuali sono imposti non solo dall’economia di guerra, ma proprio dai famigerati accordi siglati dai sindacati concertativi che da qualche decennio a questa parte inchiodano gli aumenti sotto il tetto dell’inflazione programmata, lontana peraltro anni luce da quella reale.
La scuola rimane la cenerentola di tutta la pubblica amministrazione, infatti la retribuzione media dei lavoratori pubblici è di 39900 euro mentre quella della scuola è di 33100 euro, cioè il 20% in meno e il comparto è lo stesso .
Se questa è la spettrale realtà del rinnovo contrattuale, la Finanziaria ha riservato alla scuola altrettanti disastri.
Il taglio di 480 milioni sull’edilizia scolastica va a colpire ulteriormente una situazione di degrado strutturale che vede un edificio scolastico su tre non a norma e i fondi PNRR per l’edilizia scolastica finalizzati unicamente alla costituzione di ambienti digitali, alla faccia di qualsiasi sicurezza.
L’organico di potenziamento, assegnato qualche anno fa alle scuole come risorsa per consolidare attività progettuali, sarà obbligatoriamente utilizzato per la copertura di supplenze brevi, impoverendo l’offerta formativa e riducendo la possibilità di lavoro per tanti precari.
Inoltre il taglio di 2000 posti ATA e 6000 posti docenti significherà aumento generalizzato dei carichi di lavoro e aumento del numero di alunni per classe, perpetuando il trend delle classi pollaio, con peggioramento delle condizioni di apprendimento per gli studenti. Una condizione che è destinata ad aggravarsi con l’avanzare dei piani di quadriennalizzazione della scuola superiore e con ciò che comporterà la perdita di un anno.
La scuola sta subendo inoltre anche un pesante attacco repressivo, sappiamo bene che all’intensificarsi della guerra guerreggiata corrisponde una guerra interna che si traduce in maggiore controllo sociale; sappiamo che un’economia di guerra impone le restrizioni anche a colpi di disciplinamento.
Abbiamo visto in questi ultimi anni esplicitare queste politiche da un governo di ultradestra felicissimo di sfornare decreti sicurezza, inventare ulteriori reati, creare zone rosse, criminalizzare qualsiasi dissenso.
La scuola non è stata esente da questi processi: dal codice disciplinare per i docenti al voto di condotta per gli studenti, alle sanzioni disciplinari utilizzate come strumento ordinario dai Dirigenti. Una tendenza che negli ultimi mesi si è intensificata. All’inizio dell’anno scolastico l’Ufficio scolastico regionale del Lazio vietava che nelle riunioni dei Collegi docenti venissero portate in discussione questioni legate allo scenario bellico internazionale e al genocidio di Gaza.
L’Unicobas continuerà a lottare per un contratto che perlomeno equipari lo stipendio dei lavoratori della scuola a quello degli altri lavoratori del pubblico impiego oltre che per una scuola libera da autoritarismi e da inopportune gerarchie.
