NEWS 11/5/20 TRA PROPOSTE, CONTROPROPOSTE, ESTERNAZIONI SCONTRI E BOZZE SI BRANCOLA ANCORA NEL BUIO

Siamo di fronte ancora ad una situazione piena di incertezze su come terminerà questo anno scolastico e su come inizierà il prossimo. Allo stato attuale esistono tre bozze ministeriali riguardanti la valutazione, l’esame di terza media e l’esame di stato alle superiori che pubblichiamo sul nostro sito, è invece ancora da definire la bozza del protocollo di sicurezza per il rientro a scuola.
Abbiamo pubblicato queste bozze, contrariamente alle nostre abitudini, per motivi di trasparenza, affinché tutti i colleghi sappiano quello che bolle in pentola e si preparino a sostenere le loro posizioni nei collegi e nei consigli di classe a distanza, anche se sappiamo che è complicato e difficile. Le bozze probabilmente subiranno modifiche, anche perché in alcune parti sono difficilmente applicabili , purtroppo la discussione degli emendamenti al DL 22, strettamente collegati alle bozze, è slittata a questa settimana e poi c’è da sentire il parere del CSPI che, anche se non è vincolante, in questa situazione di isolamento della ministra potrebbe essere decisivo, viste anche le proteste che piovono da più parti.
Non sono solo i docenti, le famiglie e gli studenti a protestare ma ci sono anche i presidi, perlomeno quelli che hanno ancora i piedi per terra e sanno leggere gli orologi e quindi hanno ancora la cognizione dello spazio e del tempo.
Ad esempio per quanto riguarda l’esame di terza media molti presidi sostengono che sono confuse e inapplicabili. Infatti sui social diversi dirigenti scolastici si sono espressi appena conosciute le ordinanze ministeriali: “Per la Terza media non ci sono i tempi, la ministra Azzolina lasci che ogni scuola costruisca il proprio calendario”. Ieri è intervenuta direttamente l’ANP, presieduta da Antonello Giannelli, che ha scritto: “Alle scuole è richiesto di varare, in tempi strettissimi, indicatori non solo sulla valutazione dell’elaborato, ma soprattutto su quella del percorso triennale. Ogni dirigente della secondaria di primo grado si troverebbe a dover riunire il collegio per deliberare i criteri di valutazione, dovrebbe, quindi, riunire i consigli di classe per declinare criteri e modi, individuare la tematica da assegnare ad ogni alunno e formulare proposte sul calendario delle presentazioni, infine dovrebbe assegnare un termine congruo per la formulazione dell’elaborato, almeno una settimana, e partecipare, presiedendo i rispettivi consigli, alla presentazione degli elaborati”.
I presidi contropropongono – di fronte a “uno sforzo organizzativo oggettivamente spropositato rispetto all’attività da compiersi e senza nessuna garanzia di effettiva fattibilità” – di lasciare all’autonomia delle istituzioni scolastiche la calendarizzazione delle operazioni d’esame, prevedendo che queste si concludano entro il termine, “realistico”, del 30 giugno ( si accavalleranno però agli esami di stato). Segnala, ancora, l’Associazione nazionale presidi “la grande aleatorietà della valutazione finale, con possibilità di esplosione del contenzioso, dato che i genitori sono (giustamente) molto attenti al voto di diploma”.
Anche la responsabile scuola del Pd, Camilla Sgambato, si scontra con la Azzolina. “La gravissima situazione che stiamo vivendo impone di rivedere la questione della valutazione, per il primo ciclo o almeno per la scuola primaria. La Didattica a distanza ha mostrato forti criticità e non è riuscita a raggiungere la totalità degli studenti allo stesso modo. Oggi più che mai la valutazione ha bisogno di recuperare tutto il suo significato di dar valore a ciò che gli studenti hanno vissuto in questi mesi da incubo. Bisogna sospendere la valutazione con voto in decimi, almeno per la scuola primaria, perché corre il rischio di accentuare le diseguaglianze sociali, economiche, di condizioni abitative e culturali delle famiglie”.

Per quanto riguarda poi il protocollo sulla sicurezza pare che la sanificazione dell’istituto spetterà al personale ATA (su questo avremo da lottare perché la sanificazione non è competenza del personale ATA).
La sanificazione dovrà essere calendarizzata in un registro che va aggiornato in modo costante e non dovrà riguardare soltanto le aule, ma anche tutti gli spazi comuni, i servizi igienici, le palestre etc.
Per la sanificazione è necessario l’utilizzo di specifiche sostanze disinfettanti e il personale ATA che sarà addetto alla sanificazione iniziale, ordinaria e straordinaria necessiterà una specifica formazione per maneggiare i disinfettanti necessari.

ORGANICI: LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE, NIENTE ORGANICO AGGIUNTIVO PER LA PANDEMIA, ADDIRITTURA SI CONTINUA A TAGLIARE

Le proposte di organico in lavorazione presso gli USR sono, nella migliore delle ipotesi, uguali a quelle dello scorso anno, se non, in alcuni settori, addirittura peggiorate, come nel caso riguardante il taglio di 513 docenti ITP e 184 docenti laureati negli Istituti Professionali

Il vecchio detto non si smentisce neanche questa volta. L’attuale ministro dell’istruzione ha costruito la propria carriera politica ergendosi, a suo tempo, a paladina dei lavoratori precari della scuola, per poi fare “orecchie da mercante”, una volta raggiunto il dicastero di viale Trastevere. L’altro suo cavallo di battaglia, la lotta alle classi pollaio non ha subito una sorte diversa: le considerazioni di un tempo, hanno lasciato il campo al più completo immobilismo e alla pedissequa riproposizione delle dotazioni organiche dei docenti dello scorso anno.
Sarà che ora è ministro, sarà che nello svolgersi della sua carriera politica è anche diventata Dirigente Scolastico, sembra proprio che l’onorevole Azzolina abbia completamente dimenticato quanto andava professando fino a qualche tempo fa.
Fatto sta ci giungono notizie, da fonti ben attendibili, che le proposte di organico in lavorazione presso gli USR sono, nella migliore delle ipotesi, uguali a quelle dello scorso anno, se non, in alcuni settori, addirittura peggiorate, come nel caso riguardante il taglio di 513 docenti ITP e 184 docenti laureati negli Istituti Professionali.
In questo lungo periodo di quarantena spesso chi ci governa si è riempito la bocca con la fatidica frase “niente sarà più come prima”, ma evidentemente questo non vale per la povera scuola pubblica italiana. I burocrati del ministero se ne fregano bellamente del pericolo rappresentato dall’epidemia di coronavirus e continuano, come al solito, a formare classi con oltre 25 alunni e la presenza di due o più alunni diversamente abili. Alla faccia del distanziamento sociale! Alla faccia delle procedure di sicurezza da mettere in campo per affrontare l’emergenza!
Un paese normale, che avesse a cuore il futuro della propria popolazione avrebbe utilizzato questa crisi per poter finalmente avviare quelle profonde trasformazioni organizzative e materiali del sistema educativo nazionale di cui tanto si parla ma che non si realizzano mai. Avrebbe colto l’occasione per risolvere il problema delle classi pollaio, avrebbe assunto nuovi docenti e nuovo personale ATA per sopperire alla cronica carenza di personale, avrebbe investito per mettere finalmente in regola l’edilizia scolastica in gran parte fuori legge … ma, purtroppo, non è così.
Al momento, oltre alle prevedibili e scontate misure per la salvaguardia della salute di studenti e lavoratori della scuola, la sola proposta partorita dal ministro, con l’aiuto della Task Force, è l’idea a dir poco bislacca di dividere, a settembre, col riavvio dell’anno scolastico, ogni classe, facendo frequentare metà alunni in presenza e metà a distanza da casa. Un’ipotesi che, oltre ad essere malaugurata perché significherebbe la conferma dell’utilizzo di quel surrogato di didattica che prende il nome di DaD, porterà all’installazione di migliaia di telecamere nelle aule scolastiche, realizzando quel progetto distopico avanzato nel precedente governo da Matteo Salvini; un’ipotesi che sembra non tenere minimamente in conto dell’inevitabile aggravamento dell’attività lavorativa dei docenti a cui sarebbe imposto un raddoppio di impegno didattico. Una proposta, purtroppo, molto probabile visto che il Ministero dell’Istruzione sempre restio a investire denaro, ha stanziato prima 165 milioni, poi altri 400 milioni di € per coprire i costi strutturali per portare la banda ultralarga nelle istituzioni scolastiche e per prevedere voucher per le famiglie, fino a 500 euro, in base all’Isee, per connessioni veloci, pc e tablet.
Di fronte a questa situazione, ancora più sconcertante appare l’atteggiamento delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative che, perseverando con il loro atteggiamento connivente e collaborazionista, invece di spingere per nuove e massicce assunzioni di personale, l’8 aprile u.s. hanno accolto con “soddisfazione la riconferma, da parte del MIUR, dello stesso organico (diritto e fatto) anche per l’anno scolastico 2020/2021”. Le stesse organizzazioni che si preparano, con il prossimo rinnovo contrattuale in cui si disciplinerà e promuoverà la didattica a distanza, a svendere l’ultimo diritto rimasto al lavoratore: quello di gestire orari e spazi privati al di fuori del proprio orario di lavoro e del proprio luogo di servizio.
La scuola pubblica non merita tale trattamento!
Ed è per questo che i lavoratori di un settore così strategico hanno il dovere di prendere in mano il proprio destino e, scegliendo la pratica e l’organizzazione del sindacalismo di base con l’Unicobas, farsi promotori di un generale mutamento di rotta della politica educativa, economica e sociale in Italia.

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