Unicobas Scuola denuncia il carattere razzista del DL n.170 che impone un tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri nelle classi.
Presentato come misura incardinata sulla inadeguata conoscenza dell’italiano da parte di studenti stranieri e sul conseguente presunto rallentamento della didattica – valutazione comunque del tutto pretestuosa e inaccettabile – in realtà il DL 170 non contiene nessun riferimento alla tanto sbandierata conoscenza della lingua italiana degli studenti. Il criterio di esclusione non è infatti la conoscenza linguistica, che è una competenza variabile e quindi uno strumento gestibile dal soggetto, perfezionabile proprio grazie allo scambio costante con un gruppo disomogeneo; per l’esclusione entrano in gioco criteri rigidi riferiti alla posizione amministrativo burocratica, primo fra tutti quello della cittadinanza, che niente ha a che fare con gli eventuali e tanto paventati “intralci” alla didattica.
L’insistenza di Valditara e di questo governo sull’identitarismo, sul nazionalismo, sulla superiorità della cultura occidentale non è certo una novità. Ne abbiamo moltissimi esempi e lo dimostrano le Nuove Indicazioni nazionali, animate dalla palese volontà di mantenere una asimmetria fra culture, lingue ed etnie.
Ma questo DL presenta qualcosa di ancora più grave. Quando si elaborano misure penalizzanti che escludono e sanzionano in modo specifico alcuni gruppi di popolazione siamo davanti a iniziative di segregazione e discriminazione che richiamano l’apartheid.
Essere esclusi dalla primaria perché non si è frequentato la scuola dell’infanzia (non obbligatoria) o essere esclusi dalle medie e superiori perché non si hanno tre anni consecutivi di frequenza scolastica senza bocciature non è un diktat che vale per tutti, ma solo per alcune categorie di studenti identificabili anche secondo provenienza “etnica”. Obbligare genitori che non parlano bene l’italiano a frequentare corsi di lingua, pena una sanzione economica e la segnalazione ai servizi sociali, non è un provvedimento rivolto anche a chi parla il dialetto stretto di una regione italiana, ma solo agli stranieri. Persino l’esigenza della riconoscibilità del volto è riferita nel DL ai soli stranieri. Non auspichiamo certo la generalizzazione di queste aberranti misure, ma vogliamo sottolinearne la caratteristica.
Come si chiama tutto ciò se non segregazione e apartheid?
Da anni rivendichiamo un tetto massimo di 20 alunni per classe, per agevolare la didattica, l’inclusione, il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento. L’unico tetto che il governo è riuscito a sfornare, col suggello della firma di Mattarella, è un tetto per escludere, per fermare quella che Valditara ha chiamato “la fuga dei bianchi” e smistare in altre scuole le “eccedenze”, senza rispettare nemmeno il diritto alla frequenza della scuola di prossimità.
Evidentemente il Ministro ritiene che per favorire il percorso scolastico non si debbano rimuovere i famosi ostacoli di cui parla la Costituzione, ma gli studenti stranieri, avvertiti essi stessi come “ostacolo”.
Gli ostacoli da rimuovere sono ben altri.
Fuori dalla scuola il razzismo, la repressione, la discriminazione, l’esclusione.
La scuola è di tutte e tutti. “Prima gli italiani” qui non vale. Non ci sono maggioranze con diritti maggiori e minoranze con diritti minori o inesistenti. Le differenze sono da accogliere e valorizzare, per una crescita comune.
PRETENDIAMO IL RITIRO E LA DISATTIVAZIONE IMMEDIATA DELLE NORME RESPINGIMENTI CONTENUTE NEL DECRETO LEGGE 170
MANDIAMO A CASA VALDITARA !
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